Capitolo 6: La delusione

E tutto stava andando nel migliore modo possibile per gli elfi. I Drow e Zaerk Mh'Ast, il loro capo, si dibattevano nella vana speranza di riuscire a trovare una strada che conducesse alle città elfiche. Il cibo scarseggiava, la natura non offriva loro nulla oltre al gelo della neve e al fragore delle tempeste.
Poi un giorno, quando tutto pareva ormai alla fine, Zaerk Mh'Ast radunò i suoi migliori guerrieri e parlò loro di un sogno in cui gli era apparsa la stessa Eris, promettendogli la vittoria grazie a... Ma il capo drow non potè finire il suo racconto. Un guerriero semplice lo interruppe irrompendo nella tenda reale con un prigioniero nemico al suo fianco. Come era strano per loro quell'essere!

“Chi sei?” chiese dopo una lunga e attenta analisi il capo drow.

“Liberatemi e ve lo dirò” rispose il bianco essere “potrei dirvi molte cose utili a voi e al vostro scopo” aggiunse poi con aria di sfida “E' chiaro.... tutto ha un prezzo”.

“Bada a ciò che dici o il tuo prezzo sarà la vita” rispose Zaerk Mh'Ast.

“E allora la perderete anche voi con me per mano di Gea, o di Eldath, come la chiamate voi”

“Cosa vuoi? E soprattutto cosa ci offri, Uomo, è questo il tuo nome, vero?”

“Voglio solo la morte di una persona. E vi offro una città intera”

Zaerk Mh'Ast sorrise maliziosamente, avanzò fino a poter fissare il traditore negli occhi e con voce piatta e atona disse: “Non conosco la tua razza... Se davvero ci potrai condurre all'interno di quella maledettissima città ti sarai guadagnato un altro giorno di vita..... Ma se mi stai mentendo.....", l'uomo non riuscì a respirare, stretto nella morsa di quegli occhi di ghiaccio, "Mi auguro che tu non mi stia mentendo xchè con te non mi divertirei quanto con loro"
L'ovazione generale coprì le parole solo sussurrate da Hankar.
Non passò molto tempo che Eris mantenne la sua promessa. Così come aveva rivelato in sogno al suo figlio il cielo si specchiò in laghi rossi di sangue.

Il giovane e ambizioso umano seppe ben meritarsi la sua ricompensa mostrando ai suoi nuovi alleati le strade che conducevano fino alle città. Fu un attacco del tutto inaspettato e di una ferocia mai vista; forse fu la prima e ultima volta che il sangue elfico si mischiò con quello dei rinnegati drow. Lo sterminio fu quasi totale. Le nuvole erano oscure, dense di dolore e angoscia, i fulmini promettevano l'ira funesta di una dea nuovamente beffata e delusa dai suoi stessi figli, il cielo si squarciava per liberare il suo carico di acqua e neve e ghiaccio mentre la terra si spaccava in mille insidiose spaccature... ma nulla potè fermare la ferocia dello schieramento Drow. Hankar fu tra i guerrieri più valorosi, ma nessun umano o elfo si sarebbe mai aspettato di vederlo combattere contro di loro; lui che aveva così a lungo collaborato nella difesa della città; lui così tenace e prode nell'organizzazione dei piani più ardimentosi; lui figlio di tale padre. Questo, di tutti quelli che il figlio inferse con la sua spada già bagnata del sangue elfico, fu il colpo più letale che Bretàn dovette ricevere dalla carne della sua carne.

Il patto malefico tra l'uomo e Zaerk Mh'Ast si concluse così: con la morte del primo e più valoroso Capo di una tribù umana e con la distruzione totale di Yvraen Eld'Id, la città più bella mai costruita nella storia di Outworld.

Tra il fumo e le fiamme il Re Drow si avvicinò al corpo quasi esanime di Elialanas Amakir. L'elfa aveva combattuto fino alla fine, fino all'esaurimento di tutte le sue forze vitali, lanciando fulmini e sfere infuocate, evocate con poche semplici parole e grande abilità magica. Ora giaceva al suolo, inerme e sfinita ma ancora tanto in sé da cercare di difendere strenuamente l'ultimo tesoro che le era rimasto. Zaerk Mh'Ast sorrise sardonico mentre le si avvicinava e sfiorava, con le sue dita brucianti, quella pelle pura e marmorea, avventurandosi tra lo scollo della veste fino a estrarne un monile e strapparne a viva forza la catena. La prima inter paris del Gran Consiglio elfico non potè fermarlo e lo vide allontanarsi soddisfatto, mentre non le restava che maledire per sempre il prezioso gioiello, cosicché nessuno non degno potesse mai usarlo, e pregare Idhor che avesse pietà della sua anima.

I Drow presero tutto ciò che poteva tornargli utile, il resto lo distrussero. Poi, soddisfatti, lasciarono per sempre le terre elfiche, ormai quasi desolate, e tornarono nei loro regni oscuri. Ma, grazie all'ultimo sacrifico della grande Elialanas Amakir non poterono mai usufruire dell'immenso potere contenuto nel monile, regalo di Eldath, e la terra di Outworld potè salvarsi e, lentamente ma inesorabilmente, tornare alla vita.

Gli elfi però si richiusero nel loro dolore. Impiegarono anni, secoli di duro lavoro, bagnato da calde lacrime, per ricostruire la loro città. Ma curare le loro anime fu più difficile. Al capo del Gran Consiglio fu nominata Elhyala Amakir, figlia della più saggia donna che Yvraen Eld'Id avesse mai visto. Fu deciso su base unanime che a nessun umano sarebbe mai più stato permesso l'ingresso nelle loro regioni. A difesa di questo principio Eldath li aiutò a ricostruire un labirinto di rami e foglie e spine sempre nuovo, sempre diverso a se stesso, tale da confondere chiunque non avesse un cuore puro. Il popolo dei Primogeniti si strinse in se stesso, cercando di ricostruire e guarire ferite invisibili ad occhi umani.