Capitolo 4: Gli anni bui

E passarono giorni che divennero anni e secoli bui per la storia degli elfi. Il popolo pacifico fu costretto a inventare il concetto di guerra, a creare delle armi con le quali potersi difendere dagli attacchi di questi nuovi esseri mostruosi, e dei loro antichi fratelli, ora votati a Eris.
Si costruirono archi, frecce e coltelli. Furono scelti gli elfi più forti per instituire guardie e ronde e squadre per la difesa delle città. Fu una scelta triste ma obbligata.

I primogeniti dovettero imparare l'arduo significato della sopravvivenza.

I più valorosi e abili tra loro furono mandati in esplorazione per prevenire eventuali attacchi, scoprire le tane dei mostri più temibili e stanarli. Non tutti poterono fare ritorno alle loro città. I pochi fortunati raccontavano la bellezza di tutta la terra di Outworld e l'orrore delle battaglie e degli esseri nuovi che avevano dovuto affrontare.
Un giorno però Silvaen Tas' Del fece ritorno nella città di Yvraen Eld'Id, la più grande città del mondo elfico, chiedendo udienza presso il Gran Consiglio.

Quando con grande urgenza i nove più anziani e saggi elfi furono riuniti raccontò la sua storia.

“A voi, che siete stati scelti ed eletti dal popolo elfico per illuminare con la vostra saggezza e conoscenza il cammino in questo mondo divenuto buio e pieno di insidie, sono stato mandato dai miei compagni. Durante il nostro impervio viaggio ci siamo spinti molto più a nord di quanto prima solevamo. Non vi annoierò raccontandovi tutti gli scontri che abbiamo dovuto sostenere con i tristi esseri generati dalla follia di Xenathion. Il tempo stringe e ho lasciato i miei compagni soli nell'attesa del mio ritorno, e Idhor voglia che siano tutti illesi.”
Gli elfi riuniti in consiglio rabbrividirono nelle loro vesti purpuree, segno della loro carica, al pensiero dei loro più valorosi quattro elfi, persi chissà dove nel regno di Outworld mentre attendevano la loro decisione su questo ancora misterioso caso. Silvaen Tas' Del intanto taceva, cercava di raccogliere le idee. Il discorso che si era preparato mentre galoppava verso Yvraen Eld'Id ora si stava sfaldando. Come poter spiegare loro? Come riuscire a dire tutto? Poi, risoluto, alzò gli occhi e fissando Elialanas Amakir, la prima inter paris del consiglio, parlò:

“Abbiamo trovato degli strani esseri mai visti prima. Hanno fattezze similari alla nostre: si muovono usando due gambe e hanno arti superiori in grado di brandire oggetti. La somiglianza con la nostra razza benedetta da Eldath finisce qui però... sono più alti e più forti. Hanno dei capelli sparsi per tutto il corpo, i maschi soprattutto hanno dei capelli che scendono giù dal mento e dalle guancie e dal petto. Sono più larghi e muscolosi di noi elfi, come fossero orsi inferociti che camminano sulle due zampe posteriori. Usano una lingua sconosciuta e gutturale, come se due pietre cozzasssero tra loro... E poi usano il fuoco!!! Lo usano per cucinare carne di animali”.
Al sentire queste parole anche i nobili esponenti del Gran Consiglio non riuscirono a trattenere il loro disprezzo e c'era già chi tra loro rumoreggiava chiedendo come mai non fossero già stati uccisi.

Elialanas Amakir la grande con un solo gesto fece fare silenzio. Poi chiese al messaggero quanti erano questi nuovi esseri.

“Più o meno un centinaio più vari cuccioli. In un primo momento anche noi abbiamo pensato di ucciderli... Ma poi abbiamo visto le loro case, rozze costruzioni di legna e paglia ma pur sempre case! Il loro puzzo è orrendo e si spande per molte miglia intorno, ma i cuccioli sono esseri così carini, curiosi, giocosi, sembrano come i nostri bambini. E abbiamo visto i loro litigi, li abbiamo visti picchiarsi con le nude mani e andare a caccia con pietre appuntite e sassi. Ma abbiamo anche visto dei momenti di dolcezza e tenerezza tra loro. Hanno un buon rispetto per gli anziani e i deboli. Si aiutano molto a vicenda... Insomma non sappiamo più che fare o pensare. Per questo sono stato mandato da voi.”

Detto tutto questo Silvaen Tas' Del fu licenziato e mentre si rifocillava dalla fatica del lungo viaggio furono chiuse le porte della Sala del Consiglio e i nove tennero la loro riunione.
La discussione fu lunga e articolata. Le idee erano abbastanza discordanti ma alla fine si arrivò ad una deliberazione.
Il giorno seguente, solo allora, e dopo una lunga notte di riflessioni, il Consiglio chiamò di nuovo Silvaen Tas' Del per dargli i nuovi ordini.

“La tua notizia ci ha sconvolto, giovane elfo, ma nello stesso tempo il mio cuore è pieno di speranza.- disse Elialanas Amakir- Il nuovo popolo da voi trovato potrebbe essere un aiuto che Idhor nella sua immensa saggezza ci manda contro gli inganni e gli intrighi di Cythor e delle sue tristi figlie.
Ritorna dai tuoi fratelli e porta loro la nostra decisione.
Affidiamo a voi il compito di sondare l'animo di queste nuove creature. Osservatele, seguitele nei loro gesti e se lo ritenete degno e saggio provate a instaurare con loro un rapporto.
Non smettete però di tenere un contatto con noi. Silvaen Tas' Del, coraggioso e nobile elfo, questo è un gioiello attraverso il quale potrai, in ogni momento, comunicare direttamente con me. Te lo affido, e so che con te sarà in buone mani.
Ora vai, e che Idhor illumini il tuo cammino e il nostro futuro.”