Ma Eldath non era rimasta immobile e silente per tutto questo tempo.
I suoi figli prediletti... ora scomparsi, spariti, ridotti a vivere nelle tenebre per colpa della Grande Ammaliatrice! Come poteva sopportare un tale affronto? Come poteva non difendere coloro che tanto amava? Uno, due, tre... quaranta elfi le erano stati rubati da Eris. Non poteva più sopportarlo, doveva fermarla, doveva distruggerla! Si aggirava, silenziosa e non vista, giorno e notte per controllare i suoi elfi, per trovare la sua rivale. Spiava i loro movimenti, cercava di prevedere le prossime mosse di Eris.
Ma falliva, mentre il numero degli Elfi Maledetti aumentava, ancora e ancora.
Poi una notte la vide. Era in compagnia di un'elfa, si chiamava Alyla, ed era una delle sue figlie preferite. Eris le si avvicinava, con in mano una veste tanto preziosa quanto macabra: un vestito interamente fatto di pelli di animali e abbellito di pietre preziose tanto grandi e perfette che da sole bastavano a illuminare la scena di quell'infausto incontro.
Alyla guardava come incantata sia quella donna meravigliosa che la veste di cui le stava facendo dono. Nessuno però può neanche lontanamente immaginare a cosa stesse pensando in quel momento.
Eldath iniziò la sua lotta silenziosa. Abbracciò Alyla con aliti di brezza fresca, la circondò di petali di fiori colorati, le riscaldò il corpo con la luce di lucciole festose, la inebriò con il profumo più puro delle rose selvatiche... cercò di sedurla con le proprie armi, così come Eris stava facendo. Ma l'elfa continuava a guardare la Grande Ammaliatrice e protendeva le sue braccia verso la funesta veste.
Eldath spirò il suo vento più freddo e potente per cercare di distogliere la sua figlia da quell'imperdonabile errore... Ma Alyla continuava a camminare, incurante.
Fece nascere intrighi di rose e spine, per cercare di bloccare il suo incedere, ma tutto fu inutile.
Davanti gli occhi della madre l'elfa si coprì di quei panni ancora macchiati di sangue e baciò Eris, appassionatamente, mentre la sua pelle bruciava per quell'innaturale contatto.
Eldath piangeva lacrime di tempesta, piangeva il lutto di una delle sue figlie più belle e felici, mentre Alyla acquisiva occhi freddi di ghiaccio e una pelle bruciante di odio.
Preda di un furore inaudito, Eldath strinse la sua rivale in un cerchio di fuoco, che illuminava la lontana figura dell'elfa che correva lontana, alla ricerca di una vita più consona ai suoi desideri.
Eris era intrappolata tra gabbie di lingue di fuoco ma non ne sembrava turbata. Un gesto leggero delle sue mani e il fuoco lambiva ora tutta la foresta. Gli animali scappavano alla ricerca di una lontana salvezza, le piante crepitavano mentre si contorcevano su loro stesse, riducendosi in cenere.
Eldath dovette usare tutta l'acqua dei fiumi e dei laghi di tutto Outworld per bloccare ciò che lei stessa aveva creato e per ogni goccia d'acqua che usava cresceva in lei la voglia di vendetta.
Quando tutto il fuoco fu spento, e tutte le braci divennero cenere, Eldath tornò a guardare Eris, pronta a sferrare un nuovo e più poderoso attacco.
La donna era sempre lì, ferma al centro dell'unico pezzo di terra che si era salvato dall'incendio, ma non era più sola. Al suo fianco c'era una creatura brutta e deforme. A prima vista sembrava un'anziana elfa, ma la sua pelle era ustionata, bruciata, rosa e coperta di pustole.
Eldath la guardò con i suoi occhi di petali... e allora capii cosa aveva fatto!
Eris sorrideva alla nuova figura. Le sorrideva benevola e le diceva: “Benvenuta, in questa terra di fuoco e di tempesta. Da oggi sei, e per tutte le genti sarai Xenathion, Nemesi, Sdegno o Vendetta, a seconda di come la loro lingua ti venererà;” e con tono ironico aggiungeva “saluta tua madre che tanto ha patito per donarti la vita”.
Xenathion guardò con i suoi occhi torvi tutto ciò che la circondava e rise della risata più fredda che si può immaginare, mentre intorno a lei si riunivano i cadaveri degli animali morti nell'incendio e ognuno di essi si trasformava nell'incubo di se stesso, creatura maledetta, creatura malefica, creatura mortifera.